Dove il tempo si custodisce: gli Amici della Bertoliana a Praglia

Dal sostegno alla conservazione: quando il patrimonio torna a vivere sotto i nostri occhi

Ci sono luoghi in cui il tempo non scorre: si deposita. E poi, con cura, viene restituito.

È con questo spirito che i soci dell’Associazione Amici della Bertoliana, con la presidente Carla Favero, il vice presidente Everardo Dal Maso e molti consiglieri, hanno vissuto la visita al Laboratorio di restauro dell’Abbazia di Praglia, accompagnati dal presidente della Bibiloteca Bertoliana Alberto Galla, dalla responsabile dei progetti di restauro Erika Zanotto.

Non è stata una semplice visita. È stato un passaggio di consapevolezza.

Entrare negli spazi del restauro significa comprendere che ogni libro salvato è il risultato di un equilibrio sottile tra tecnica, studio e responsabilità. I soci hanno potuto toccare con mano il valore concreto del sostegno alle attività di conservazione, trasformando un’idea – la tutela del patrimonio – in una realtà tangibile.

Guidati dal direttore del Laboratorio di Restauro Alberto Benato, i partecipanti hanno attraversato alcuni degli ambienti più significativi dell’abbazia: i chiostri, la Sala Capitolare, il Refettorio. Spazi che non sono solo architettura, ma memoria stratificata, vissuta, tramandata.

Il legame tra Praglia e Vicenza emerge con forza anche nella dimensione letteraria. Fu Antonio Fogazzaro a intrecciare questi luoghi nella sua narrazione, ambientando proprio qui alcune pagine di Piccolo mondo moderno. Alla comunità monastica donò la sua biblioteca privata, oggi custodita nella biblioteca monumentale, dove gli Amici hanno potuto sostare tra scaffali che raccontano una storia che continua.

Ma è nel laboratorio che questa storia si rinnova davvero.

Qui, tra carte, fibre, strumenti e gesti misurati, prende forma il lavoro quotidiano del restauro. Un lavoro silenzioso, rigoroso, che non cerca di rifare il passato, ma di accompagnarlo nel futuro.

In questo contesto, il momento più significativo è stato l’incontro con le opere della Bertoliana attualmente in restauro:
cinque fogli manoscritti in pergamena di Grazioso Benincasa, risalenti al XV secolo, e tre fogli manoscritti di Placido Caloiro e Oliva, datati XVII secolo.

Carte nautiche che non sono solo documenti, ma strumenti di conoscenza, testimonianze di un modo di guardare il mondo.

E oggi, grazie anche al sostegno degli Amici della Bertoliana, queste opere stanno tornando leggibili, consultabili, vive.

È in questo passaggio – dal contributo alla conservazione concreta – che si misura il senso di una comunità.

Perché custodire il patrimonio non è un gesto astratto.
È una scelta. Condivisa. Continuativa. Responsabile.